Jacques-Bénigne Bossuet (1627-1704)

Cristiano, ascolta: non essere superbo; non fare la tua volontà, non attribuirti nulla: tu sei il discepolo di Gesù, che fa solo la volontà del Padre, che gli dà tutto e gli attribuisce tutto ciò che Egli fa. […]

Non glorificarti da solo, perché tutto ciò che tu attribuisci a tuo merito nelle opere buone, lo togli a Dio, che ne è l’autore; e tu ti metti al Suo posto.

Non c’è spazio per gli equivoci in questa breve citazione dal Traité de la concupiscence del grande oratore francese. La vera superbia, per il cristiano, è attribuirsi tutto il bene possibile. Soprattutto il merito di tutto ciò che migliora il mondo – ammesso che migliori e che il mondo possa migliorare nella sua configurazione complessiva e non solo in poche e relative porzioni della sua estensione.

Se poi si aggiunge che nella contemporaneità non si capisce cosa siano le “opere buone” e che ciò che oggi si presenta come tale, cioè buono, domani si rivelerà come il suo contrario, ci si avvede immediatamente dell’impossibile identificazione dell’agire del cristiano con quello di coloro che vogliono migliorare il mondo. Che motivo c’è di gloriarsi per il bene che si fa quando non si sa neppure se sia bene?