Heidegger a Marburgo… e non solo

Si tratta del corso del semestre invernale 1923-24, tenuto a Marburgo, nel quale Heidegger formula l’abbandono del metodo fenomenologico husserliano. Si tratta di una minuziosa discussione condotta sul filo del confronto con la tradizione cartesiana di cui Husserl sarebbe uno degli ultimi rappresentanti. Il taccuino della trascrizione dei corsi è in mano, tra gli altri, al giovane Herbert Marcuse.

Qui l’articolo apparso su “Avvenire” di ieri 2 novembre 2018.

Hobbes e un po’ di sovranità

Su Avvenire di oggi la mia recensione sulla riedizione del De Cive, di Thomas Hobbes, per i tipi di Aragno. Su questo libro, se qualcuno lo leggesse davvero, si verrebbe a sapere di alcuni interessanti questioni, come quella della famigerata sovranità. Dice il nostro che due regni, quello di Dio e quello degli uomini, sono troppi. Meglio uno e, guarda caso, quello proprio di coloro che hanno inaugurato la storia con Caino. Quello di Dio essendo troppo elevato e non rispondente alla materialità pesante dei caini. Ma, guarda caso, per esercitare la sua potenza il regno dei caini ha bisogno di modellarsi su quella di Dio. Bestemmia ovvia per qualsiasi ovvia teologia: Caino non può fregiarsi degli attributi della potenza divina. Ma è esattamente quello che Hobbes consiglia al modello di Stato moderno che da allora fino a noi ha funzionato alla perfezione. Oggi funziona meno per il semplice motivo che il pragmatico Hobbes, insieme alla bestemmia teologica, cercava anche di dire che due sovranità sono troppe; cosa di cui si sono dimenticati i moderni caini che, abbandonando il regno di Dio, hanno preso a moltiplicare e a far funzionare allo spasimo tutti gli altri con il risultato di imporre sulla testa dei sudditi una, due, tre sovranità. Anche perché, al di là del proceduralismo democratico che vorrebbe salvare l’apparenza della decisione condivisa (quasi mai ci riesce) la sovranità implica e comporta sempre un sovrano e un suddito.